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    January 20

    IANVA

    Santa Luce Dei Macelli
     
    Più lenta e greve d’un volo d’avvoltoio
    La folla orante avanza come bovi al mattatoio.
    Che entri il coro, che Luce sia
    Di ceri innumerevoli a punteggiar la via.
    E per toccare i lembi di sacra vestizione
    Come se fosse un balsamo che dà consolazione
    Ginocchi strisciano e lasciano una scia
    Schiumante e bruna come un’agonia…

    Come crivellato Golgota bianco seno tra le spine
    E in capo a Lei
    Le fanno da corona gli astri dell’Orsa Maggiore.
    Col suo volto avorio e porpora guarda a noi sulle rovine,
    Ed è per noi
    Che l’abissale colubro tiene sotto il tallone!

    Ma del Vattiente la gamba insanguinata
    Insinua una lezione che resta inascoltata:
    Che la mitezza non sempre è una virtù
    Chi doma il suo soffrire, non vuole schiavitù!
    Se il Cardo Santo è Atto Di Dolore
    Come le Sette Spade che vanno a berle in cuore,
    Vedo il virile, sereno sprezzo del-
    L’arcaico oplita che fa dono di sé.

    E dalle sdentate fauci di megere nero-notte
    Riecheggerà
    Sonora l’onda panica di ioniche rotte,
    Delle primavere attiche quelle sacre frenesie
    Crescono in me,
    E certe guerre estatiche diventano mie.
    Sento ancora tra le dita calde viscere fumanti
    E scorgo in Lei,
    Le traiettorie mistiche di uccelli migranti.
    Perciò stringo quel revolver e a ragione che mi chiedi
    Risponderò
    Di nuovo è tempo che gli Dei si onorino in piedi!